Riproponiamo in questo volume, i quattordici racconti che compongono Il Libro delle Meraviglie di Lord Dunsany, in una nuova traduzione e con nuove illustrazioni, non solo perché questo autore ha influenzato tutti i maggiori scrittori fantastici dalla prima metà del Novecento (fu pubblicato infatti nel lontano 1912) fino a oggi, ma anche perché vorremmo farvi assaggiare un po’ della sua magia inconfondibile e regalarvi un viaggio che non dimenticherete facilmente. La prosa scintillante, le atmosfere oniriche, l’ironia giocosa e un innato istinto per il mito sono alcune delle caratteristiche delle opere di Lord Dunsany e di quest’opera in particolare. Tuttavia crediamo che resterete sorpresi, quando leggerete queste storie simili a fiabe ma a esse antitetiche, dove dominano una malinconia quasi buffa, se non scaturisse da presupposti da brivido, e il senso tragico di una necessità che si oppone (vincendo sempre) al desiderio escapistico di eludere le sue catene di ferro. Qui il senso della bellezza è solo il crudele sonaglio di una legge naturale che non guarda con favore i nostri desideri personali, uno strumento assassino congegnato dal Tempo, vero dio supremo dell’universo letterario di Dunsany. Un universo ossimorico, che ci ammalia con le luci dell’immaginazione solo per denunciarne i pericoli, che sembra ammonirci: attento! I frutti di un’immaginazione sfrenata e incontrollata sono la follia e la morte, non cadere nella trappola!
Quando Thangobrind il gioielliere udì il minaccioso colpo di tosse, tornò immediatamente sui propri passi lungo lo stretto sentiero. Egli era un ladro di grande reputazione ed era protetto dai Grandi e dagli Eletti, perché non aveva mai rubato niente di più piccolo dell’uovo di Moomoo e, in tutta la sua vita, aveva trafficato solo quattro tipi di pietre preziose: il rubino, il diamante, lo smeraldo e lo zaffiro. Inoltre, come tutti i gioiellieri sanno bene, la sua onestà era grande. Ora, un Principe Mercante aveva offerto a Thangobrind l’anima di sua figlia in cambio di un diamante delle dimensioni di un cranio umano e che si trovava nel grembo dell’idolo-ragno Hlo-hlo, nel suo tempio di Moung-ga-ling; perché aveva sentito dire che Thangobrind era un ladro estremamente affidabile.
APPROFONDISCIThangobrind si oliò il corpo, uscì dalla propria bottega, e viaggiò di nascosto, per strade secondarie, fino a Snarp, prima che qualcuno si accorgesse che era di nuovo in giro per lavoro o che aveva preso con sé la spada dal suo posto sotto il bancone. Da lì in poi si mosse solo di notte, nascondendosi di giorno e affilando la lama della sua spada — che lui chiamava Topo perché era veloce e agile. Il gioielliere si spostava da un luogo all’altro con astuzia. Nessuno lo vide attraversare le pianure di Zid; nessuno lo vide arrivare a Mursk o a Tlun. O come amava le ombre! Una volta la luna, facendo inaspettatamente capolino da una tempesta, aveva tradito un comune gioielliere; ma non Thangobrind! Le guardie notarono solo una sagoma accovacciata che ringhiava e rideva: «È una iena» dissero.
Una volta, nella città di Ag, una delle guardie riuscì ad afferrarlo, ma Thangobrind era unto d’olio e scivolò via dalla sua mano. Il rumore dei suoi piedi nudi che si allontava si sarebbe potuto sentire a fatica. Sapeva che il Principe Mercante attendeva il suo ritorno, con gli occhi insonni e scintillanti di avidità; sapeva come sua figlia giacesse incatenata e gridasse notte e giorno. Ah, Thangobrind lo sapeva eccome! E se non fosse stato fuori per lavoro si sarebbe concesso una o due risatine. Ma gli affari sono affari e il diamante che cercava era ancora nel grembo di Hlo-Hlo, cioè dove sempre era stato negli ultimi due milioni di anni, da che Hlo-Ho aveva creato il mondo, dandogli tutto tranne quella pietra preziosa, chiamanta Diamante dell’Uomo Morto. Il gioiello era stato ripetutamente rubato, ma aveva la capacità di tornare sempre nel grembo di Hlo-Hlo. Thangobrind lo sapeva, ma non era un gioielliere comune, e sperava di sconfiggere Hlo-Hlo, non rendendosi conto della tendenza dell’ambizione e della lussuria, e che sono entrambe vane.
COMPATTA





