
Il divoratore dei morti
In breve
Origine: Tradizione araba e islamica
Nome arabo: غول (ghūl)
Tipologia: Creatura soprannaturale, divoratore di cadaveri, mutaforma
Habitat: Deserti, luoghi isolati, cimiteri, rovine
Area: Medio Oriente e Nord Africa
Epoca: Antichità e Medioevo
Caratteristica principale: Divorare esseri umani e cadaveri
Genere: Generalmente associato al mondo dei jinn e degli esseri soprannaturali
Creatura correlata: Ghūla
Descrizione
Il ghūl è una delle creature più antiche e inquietanti della tradizione fantastica araba.
Il suo nome deriva dall’arabo ghūl, termine associato a un essere soprannaturale capace di aggredire, ingannare e divorare gli esseri umani.
Il ghūl appartiene soprattutto al mondo dei luoghi marginali:
deserti, strade isolate, rovine, tombe e cimiteri.
È una creatura che vive fuori dal mondo umano e che attende il momento in cui un viaggiatore si allontana dalla sicurezza della comunità.
Il divoratore
La caratteristica fondamentale del ghūl è il suo rapporto con la carne dei morti.
Il ghūl può essere associato al cannibalismo e alla necrofagia, a seconda della tradizione e della versione narrativa.
Questa caratteristica lo colloca in una categoria particolarmente antica del Bestiario:
il mostro che viola il confine fra i vivi e i morti.
Non si limita a uccidere.
Può divorare ciò che rimane dell’uomo dopo la morte.
Il deserto
Il deserto è uno degli ambienti naturali più importanti associati al ghūl.
Per le culture che hanno sviluppato questa figura, il deserto rappresentava contemporaneamente:
immensità;
isolamento;
disorientamento;
sete;
morte;
pericolo;
perdita dell’orientamento.
Il viaggiatore che si allontana dalla propria carovana diventa vulnerabile.
Il ghūl appartiene precisamente a questo spazio.
La strada
Il ghūl è anche una creatura delle strade.
Non necessariamente delle grandi vie percorse dalle comunità, ma dei sentieri solitari.
Il suo territorio è quello che separa un luogo sicuro dall’altro.
Questo elemento lo rende particolarmente vicino a una figura universale:
il mostro che attende il viandante fuori dal villaggio.
Il mutaforma
Una delle caratteristiche più inquietanti del ghūl è la capacità di assumere forme ingannevoli.
Può apparire come un essere umano o assumere altre sembianze per attirare la vittima.
Il mostro non deve quindi necessariamente inseguire la preda.
Può fare qualcosa di molto più efficace:
convincerla ad avvicinarsi spontaneamente.
L’inganno
La forza del ghūl non risiede soltanto nella sua ferocia.
È anche una creatura dell’inganno.
Può simulare familiarità, assumere un aspetto rassicurante o sfruttare la vulnerabilità del viaggiatore.
La sua strategia è quindi basata su una combinazione di:
attrazione, disorientamento e predazione.
Il cimitero
Nella cultura popolare moderna il ghoul è diventato inseparabile da cimiteri, tombe e cadaveri.
Questa associazione è particolarmente forte nella narrativa horror.
Il cimitero rappresenta infatti il confine perfetto fra due mondi:
quello dei vivi e quello dei morti.
Il ghūl vive proprio su quel confine.
Il ghūl e i morti
Il rapporto con i cadaveri distingue il ghūl da molte altre creature antropofaghe.
L’orco mangia l’uomo vivo.
Il cannibale mangia la carne dell’uomo.
Il ghūl è invece associato soprattutto alla carne dei morti.
Per questo la sua presenza produce un orrore particolare.
La morte non conclude il pericolo.
Il corpo continua a essere vulnerabile.
Il ghūl nella tradizione araba
Il ghūl appartiene al vasto universo degli esseri soprannaturali presenti nella tradizione araba.
La sua figura è stata descritta e rielaborata in diverse fonti letterarie nel corso dei secoli.
Non esiste però un’unica versione immutabile del ghūl.
Le caratteristiche possono cambiare a seconda della fonte, dell’epoca e dell’area culturale.
Le Mille e una notte
La figura del ghūl è entrata anche nella tradizione letteraria occidentale attraverso la diffusione delle Mille e una notte.
Le storie di viaggiatori, deserti, esseri soprannaturali e luoghi pericolosi contribuirono a consolidare nell’immaginario europeo l’idea del ghoul come creatura antropofaga del deserto.
La sua fortuna occidentale è quindi il risultato di una lunga trasformazione culturale.
Ghūl e jinn
Il rapporto fra ghūl e jinn è complesso.
In alcune tradizioni il ghūl viene considerato una particolare categoria di essere soprannaturale associata al mondo dei jinn.
In altre narrazioni appare invece come una creatura distinta.
Non è quindi corretto ridurre il ghūl semplicemente alla formula:
“un jinn malvagio”.
Il termine ha una storia e una funzione narrativa proprie.
La ghūla
La tradizione conosce anche la forma femminile ghūla.
La ghūla è una creatura femminile associata agli stessi motivi:
inganno;
mutamento d’aspetto;
seduzione;
antropofagia;
predazione.
Questa figura è particolarmente interessante perché il mostro può sfruttare la fiducia e il desiderio della vittima.
Il mostro seduttore
In alcune storie la ghūla può assumere l’aspetto di una donna.
La seduzione diventa quindi una tecnica di caccia.
Questa caratteristica collega il ghūl a una categoria molto più ampia di creature mitologiche nelle quali la bellezza nasconde il predatore.
La forma umana non è ciò che il mostro è.
È ciò che il mostro usa.
Il ghūl e il vampiro
Il confronto con il vampiro è inevitabile.
Entrambi sono creature associate alla morte e alla violazione del corpo umano.
Ma il loro rapporto con il cadavere è diverso.
Il vampiro torna dalla morte per nutrirsi dei vivi.
Il ghūl appartiene soprattutto al mondo della predazione dei morti e dei luoghi della morte.
Il vampiro è il morto che ritorna.
Il ghūl è il divoratore che aspetta il morto.
Il ghūl e lo zombie
Il ghoul moderno viene spesso confuso con lo zombie.
Sono però creature molto diverse.
Lo zombie è generalmente un morto rianimato.
Il ghūl è una creatura soprannaturale che si nutre dei morti.
Uno è un cadavere che torna.
L’altro è un predatore dei cadaveri.
Il ghūl nella letteratura occidentale
La figura del ghoul entrò profondamente nella letteratura fantastica occidentale.
La sua diffusione fu favorita anche dalla letteratura gotica e dall’horror ottocentesco.
Ma fu soprattutto H. P. Lovecraft a trasformare il ghoul in una delle creature riconoscibili dell’horror moderno.
I ghoul di Lovecraft
Nel racconto Pickman’s Model (1927), Lovecraft presenta una versione letteraria dei ghoul che diventerà estremamente influente.
I ghoul lovecraftiani sono creature umanoidi associate ai cimiteri, alle gallerie sotterranee e alla carne dei morti.
In The Dream-Quest of Unknown Kadath diventano abitanti delle profondità e assumono un ruolo ancora più importante nell’universo fantastico dell’autore.
Dal folklore al Mythos
Il passaggio dal ghūl tradizionale al ghoul lovecraftiano è un perfetto esempio di trasformazione mitologica.
La creatura originaria è legata al mondo arabo.
Lovecraft la incorpora nel proprio universo fantastico.
Gli autori successivi la trasformano ulteriormente.
Il risultato è il ghoul dell’horror contemporaneo.
Il ghoul moderno
Oggi la parola “ghoul” può indicare una creatura molto diversa dall’originale.
Nei videogiochi e nei film può essere:
un cadavere deformato;
un umanoide cannibale;
un non-morto;
un abitante dei cimiteri;
un mutante;
un demone.
Queste caratteristiche appartengono soprattutto alla cultura popolare moderna.
Il confine fra uomo e mostro
Una delle caratteristiche più interessanti del ghoul moderno è la possibilità che un essere umano possa diventare simile a un ghoul.
Questo tema è particolarmente importante nella tradizione horror contemporanea.
Mangiare carne umana, vivere fra i morti e abbandonare le regole della società possono progressivamente cancellare la distinzione fra uomo e mostro.
Il ghūl come simbolo
Il ghūl rappresenta innanzitutto la violazione dei confini.
Vita e morte.
Uomo e animale.
Umano e mostruoso.
Civiltà e deserto.
Comunità e solitudine.
Il suo orrore nasce dalla contaminazione di queste categorie.
Il deserto come abisso
Il deserto svolge nel mito del ghūl una funzione simile a quella che il mare svolge per il Kraken.
Entrambi rappresentano uno spazio enorme nel quale l’uomo può perdersi.
Il mare nasconde ciò che sta sotto.
Il deserto nasconde ciò che è lontano.
In entrambi i casi il mostro emerge da uno spazio che l’uomo non riesce completamente a controllare.
Simbolismo
Il ghūl rappresenta:
la paura della morte;
la profanazione dei cadaveri;
la solitudine;
il pericolo del viaggio;
la fame;
l’inganno;
la perdita dell’umanità;
il confine fra vivi e morti.
Il suo orrore più profondo non è semplicemente essere divorati.
È scoprire che nemmeno la morte garantisce che il corpo sia al sicuro.
Creature correlate
Wendigo — Creatura associata alla fame, al cannibalismo e alla trasformazione dell’uomo.
Vampiro — Predatore soprannaturale legato al sangue e ai morti.
Licantropo — Uomo trasformato in creatura predatrice.
Gibbelin — Creature antropofaghe della letteratura fantastica di Lord Dunsany.
Orco — Antropofago delle tradizioni fiabesche europee.
Cthulhu — Entità dell’orrore cosmico lovecraftiano.
Morto vivente — Figura moderna associata alla rianimazione dei cadaveri.
Fonti
Tradizioni arabe sul ghūl.
Le Mille e una notte e tradizione narrativa araba.
H. P. Lovecraft, Pickman’s Model (1927).
H. P. Lovecraft, The Dream-Quest of Unknown Kadath.
Studi sulla demonologia e sul folklore arabo.
Studi sulla trasformazione del ghūl nella letteratura fantastica occidentale.






