Chi è l’Uomo di Dio? Un giustiziere? Un pazzo omicida con manie religiose e che soffre di allucinazioni? Un uomo ambiguo e controverso? Oppure un uomo buono, spirituale, chiamato a una missione impossibile: debellare il male dal mondo a suon di spada? Qualunque sia la verità (che ciascuno dovrà trovare nel fondo della propria anima e delle proprie convinzioni) egli è certamente un avventuriero destinato a grandi imprese: viaggiare per il mondo, alla ricerca inquieta della conoscenza e pronto ad affrontare tutti coloro che vivono troppo convintamente nel proprio corpo, seguendo regole bestiali ed egoistiche, senza preoccuparsi della loro anima o del proprio prossimo. Un nuovo personaggio creato dalla penna di Fabio Larcher, si muove da oggi, grazie a questo libro d’avventura e di spiritualità, in un XVII secolo stereotipato, barocco, lussureggiante, atroce e vivacissimo (per tanti, troppi versi simile al nostro tempo), portando il lettore in giro per il globo terracqueo o, forse, solo più addentro un lungo e difficile discorso sull’anima e sulla sua natura. «Non sono venuto per portare pace sulla terra, ma una spada» scrive l’evangelista Matteo. E quella spada è la spada dell’Uomo di Dio. Un heroic-fantasy cristiano e ancor meglio “cattolico”. Per la gioia di coloro che amano il fantastico e sanno che esso è il genere più spirituale di sempre; l’ultimo baluardo contro il materialismo ottundente del nostro secolo.
L’Uomo di Dio sguainò la spada e la puntò verso la tetra apparizione; ma essa non si mosse. «Chi va là? Chi siete?» urlò, in tono brusco.
Ebbe in risposta una risatina cattiva e nient’altro. Le spalle dello sconosciuto sobbalzavano sotto i colpi della propria ilarità; tuttavia egli non aggiunse altro.
«Parlate, in nome di Dio!» intimò L’Uomo di Dio, mentre la spada cominciava a pesargli nella mano e a tremare leggermente.
«Tu calpesti le mie terre» rispose, in fine, la misteriosa apparizione e, con sommo stupore dell’Uomo di Dio, la sua voce era una voce femminile, «perciò sono io a doverti porre le domande; tuo dovere è rispondere.»
APPROFONDISCIAveva parlato con estrema dignità, estrema consapevolezza di sé e della propria importanza. E, con la naturalezza di una brezza autunnale che sollevi una foglia dal terreno, all’improvviso spostò il cappuccio dalla testa, rivelando una massa di ricci castani e un viso bellissimo, dal pallore quasi impossibile.
Il giovane ebbe l’impressione che l’alba fosse sopraggiunta a illuminare una notte di tregenda, rischiarando con i propri raggi le tenebre vischiose, pullulanti di orrori invisibili. Aprì la bocca, sorpreso, e per poco la spada non gli cadde di mano.
«Io…» balbettò, cercando di ritrovare la compostezza e di non coprirsi di ridicolo e di infamia. «Perdonate la mia intrusione, signora. Mi sono perso. Non potevo sapere che queste terre vi appartengono. Quanto al mio atteggiamento villano, vi confesso che esso è da attribuire allo spavento. Ho pensato che voleste aggredirmi, che foste un brigante.»
La donna non sorrise e il suo cipiglio severo non mutò. «Ciò nonostante hai sconfinato. Adesso ti trovi nei miei possedimenti, che sono interdetti a chiunque, e dovrai seguirmi, volente o nolente. Quando saremo nella mia casa, che è poco distante da qui, stabilirò quale sarà la tua punizione, e tu non potrai farci niente.»
L’Uomo di Dio, a quelle parole, impallidì. «Signora, lasciatemi andare per la mia strada. Non avevo intenzioni malvagie e non sarebbe giusto punirmi, dato che non ho commesso nulla.»
«Se non hai commesso nulla di male, lo deciderò io, non tu» rispose la donna e i suoi occhi lampeggiarono. «Chi sei? Qual è il tuo nome? Qual è il tuo casato? Da dove vieni?»
Egli rispose sinceramente.
«Non conosco né il tuo casato né il posto da cui dici di provenire» affermò la donna, con un’ira subitanea, che la rese quasi brutta. «Bada a te! Non ti conviene mentirmi. Non te la caverai, così, sappilo.»
L’Uomo di Dio restò meravigliato. Perché quella strana signora si aggirava da sola, in un bosco? E perché diceva di non conoscere il paese, che si trovava a poche leghe dai suoi domini? Per un istante temette che essa fosse pazza e una strana angoscia gli afferrò lo stomaco, con le sue tenaglie roventi. «Vi ho detto la verità, lo giuro. Non oserei mai mentirvi, visto che non ce n’è alcuna necessità.»
«Può darsi» si limitò a dire la signora. «Non pretendo di conoscere tutto. Forse il luogo da cui dici di venire esiste. Forse ti chiami proprio come sostieni di chiamarti. Ma quanto al fatto che tu non veda alcuna necessità di mentirmi, per salvarti la vita… Delle due, l’una: o sei un povero idiota e non sai a chi ti stai rivolgendo, oppure sei un traditore, che cerca di nascondere le proprie mire segrete e ha un fine oscuro.»
L’Uomo di Dio si sentì ancor più spiazzato. «Gentile signora» balbettò, «abbiate la cortesia si informarmi: chi siete? Perché asserite che dovrei temervi?»
La bellissima donna lo scrutò fin dentro l’anima, per un interminabile istante. «Oh, un idiota, dunque. E sia! Ciò non cambia le cose. Seguimi.»
L’Uomo di Dio esitò. La donna era certamente pazza. Ma era sola e disarmata, e per di più a piedi. Non esisteva una sola ragione al mondo che lo obbligasse a seguirla. Non l’avrebbe seguita. Non sapeva dove ella avrebbe potuto condurlo e non desiderava scoprirlo. Girò il cavallo e diede di sprone, deciso ad allontanarsi da quel luogo di gran carriera; ma Adelina non obbedì, impuntandosi e nitrendo.
«Che cosa credevi di fare?» lo irrise la donna. «Niente e nessuno può opporsi alla mia volontà, entro le mie terre. Ho detto che verrai con me. E, per l’Odio e la Luce!, verrai con me.»
L’Uomo di Dio deglutì, accarezzando l’idea di smontare di sella, di abbandonare la giumenta traditrice e di scappare a piedi; ma scoprì di non governare il suo corpo più di quanto potesse governare la sua cavalcatura. Anche Cherubina, inspiegabilmente, taceva. All’improvviso si sentì perduto e impotente. Non comprendeva che cosa gli stava succedendo; eppure sapeva che non sarebbe stato qualcosa di buono.
La donna si incamminò e la giumenta la seguì al passo. «Ora ti condurrò nella mia casa.»
Queste, per un lungo tratto di strada, furono le sole parole che i due si scambiarono. Procedevano lentamente, addentrandosi sempre più nei boschi di Piotte. L’Uomo di Dio si meravigliò, giacché mai avrebbe supposto che esso si estendesse in tutte le direzioni, su un così vasto territorio. La selva cresceva intorno a loro, a ogni passo, facendosi sempre più cupa e aggrovigliata. I rami ancora coperti di foglie gettavano ombre dense, sul capo del povero L’Uomo di Dio, al punto che, nonostante fosse ancora pomeriggio, una notte precoce pareva sul punto di cadergli addosso, come una secchiata d’inchiostro. Dal terreno fumava una macabra nebbiolina, che celava il denso tappeto di foglie morte e marce. La donna camminava senza produrre alcun suono e il giovane, incuriosito, si accorse che camminava a piedi nudi, insensibile al freddo, al fango, alle pietre e ai ricci delle castagne.
L’Uomo di Dio si chiese, con un terrore superstizioso, se fosse caduto nelle mani di una strega.
«Non sono una strega» disse la signora.
L’Uomo di Dio trasalì. Quella donna terribile gli aveva letto nel pensiero?
«Allora dimostratelo, mia signora. Comportatevi cristianamente. Liberatemi.»
La signora sorrise senza alcuna dolcezza. «No, verrai con me e ti sottometterai al mio volere. Può darsi che tu mi sia utile e se farai ciò che ti chiedo, dopo, ti rimanderò nella tua città dallo strano nome. Vivo, se avrai fortuna; forse ancora intero.»
L’uomo sospirò, ma non soggiunse altro. Provava un forte senso d’umiliazione, ma non voleva ammetterlo né con la propria carceriera né con se stesso.
COMPATTA


