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Il mago evanescente

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Book Cover: Il mago evanescente
Editions:Paperback

Un uomo perde l’unica persona che abbia mai amato con misericordia. Da quel momento viene confinato nel Deserto Buio, un non-luogo dove la vita continua senza essere davvero vissuta. Una legge cosmica gli impedisce di uscirne: soltanto qualcuno, dal mondo, potrebbe evocarlo e restituirgli consistenza. Ma nessuno lo chiama. Finché il mago decide di infrangere la legge. Tornato tra gli uomini, scopre un mondo governato da dinamiche che non comprende e alle quali non riesce ad adattarsi. L’amore si trasforma in equivoco. L’amicizia in conflitto. La vita sociale in una lingua straniera. Ovunque cerchi ciò che desidera davvero, trova qualcos’altro. Violenza. Respinto, umiliato e sempre più furioso, giunge a sfiorare una parola di potere capace di cancellare il mondo stesso. Ma se il mondo scomparisse, che cosa resterebbe? Un poema narrativo contemporaneo che intreccia fantasy, allegoria, spiritualità, comicità popolare, tragedia, folklore e riflessione filosofica. La storia di una ricerca impossibile. La ricerca della misericordia.

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La volpe

 

 

 

 

Tra le sabbie del deserto

in cui il mago evanescente

sta in esilio, non c’è niente;

solo il nulla di cui è esperto.

 

Non c’è mai nessun rumore,

e la sabbia amara assorbe

ogni melodia dell’orbe,

né risuona con calore.

 

Ma un bel giorno, ad annusare

di che sappia il mago, appare

una volpe molto timida:

il deserto non la limita.

 

«Cazzo!» Il mago ha un coccolone.

E una grande meraviglia

lo attanaglia, gli consiglia

di trattarla con le buone.

 

Il suo rosso pelo è fiamma,

sotto il sole risplendente

del deserto senza gente,

senza un’eco, senza dramma.

 

Quella volpe fa una cosa:

si avvicina, annusa, arretra.

La vertigine segreta

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dell’incontro è clamorosa.

 

Il solingo mago muove

di un millimetro la bocca.

E la volpe scappa e scocca

come freccia, non sa dove.

 

“È un miraggio!” il mago pensa.

La sua inutile pazienza

lo ha deluso troppe volte.

La realtà non fa mai un golpe.

 

«Cazzo!» Il mago, amareggiato,

china il capo nel cappuccio;

fa di sé un blindato astuccio,

già ferito e già frustrato.

 

Pensa al fiàmmeo pelo, triste;

a quel muso dolce e buono;

alla sua luce di suono.

Lui così non ne ha mai viste.

 

Quando ha ormai perso speranza,

però, appare un’altra volta

quella volpe bene accolta

dal solingo mago, e danza.

 

Si avvicina a lui, si struscia,

le carezze accetta e il cibo.

Ride il mago. “Sono vivo!”

pensa; ma la volpe sguscia.

 

Sguscia via senza ragione.

Fugge rapida, svanisce

da quel luogo che intristisce,

da quell’arida prigione.

 

«Cazzo!» il mago evanescente

forte impreca, nel suo sdegno.

Sente in sé un cuore di legno

che marcisce lentamente.

 

Non resisterà per sempre

nel deserto senza amore:

dopo un po’ l’anima muore,

anche se di buone tempre!

 

 

 

 

Il deserto buio

 

 

 

 

Perché il mago è finito

in quel deserto vuoto,

in quel mare infinito

che a nessun uomo è noto?

 

Non è stata una scelta.

Ci è capitato e basta,

la vela fu divelta,

la bussola era guasta.

 

La sua stella polare

si spense all’improvviso,

durante un viaggio in mare,

davanti al proprio viso,

 

e lui, disorientato,

smarrì la via che al sole mena dritta.

E urlò con tutto il fiato

il proprio buio, bruciante di sconfitta.

 

Il mago aveva casa,

la più bella del mondo.

Ora la casa è rasa,

svanita è dal terrestre orbe rotondo.

 

La sua adorata moglie

è morta come d’autunno le foglie.

 

Dapprima lui pensava

che percorrendo ottuso

quel deserto di lava,

di vetro e ferro fuso,

 

sarebbe giunto in fine

da qualche parte, fuori,

che ci fosse un confine,

un’oasi con dei fiori.

 

Invece no: nel niente

vagò, per mille mesi;

non c’erano paesi,

nel buio della sua mente.

 

E annichilito, il mago

capì di avere perso ogni contatto

col mondo, ed era abraso

l’io da ogni contratto.

 

Il mago risiedeva

in un essere umano,

laggiù rideva e ardeva

come una luce viva su una mano.

 

La sua adorata sposa

è morta come d’inverno la rosa.

 

Da allor tutti lo cercano,

nessuno mai lo sceglie.

E questo è un triste arcano

che la sua mente scioglie.

 

Non può fruttificare,

nessun terreno è adatto.

Vorrebbe ancora amare

il mondo, soddisfatto…

 

Non può, il mondo è un forziere

zeppo di molte maschere,

non di verità vere;

non laghi ma pozzanghere.

 

Il mago ha perso tutto:

la carità, la fede, la speranza,

nel gorgo buio del lutto,

non gode più, non danza.

 

Il mondo non contiene

più niente che lo emendi

da sé, dai suoi tremendi

delitti, armi, catene.

 

Il mago aveva senso,

aveva direzione.

Tutto, per lui, era intenso:

ogni nonnulla un faro di emozione.

 

La sua bella consorte

è morta e ha chiuso in lui tutte le porte.

 

Da solo non può evadere

davvero dal deserto.

La via d’uscita è rara da vedere:

un cuore vero aperto.

COMPATTA

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