Il libro giaceva aperto sotto la luce della lampada. Le sue pagine antiche facevano un gradevole contrasto con la tovaglia spessa e rabescata color vinaccia, sulla quale spiccavano motivi floreali. Debovio scrutava avidamente lo sguardo di Woods, con gli occhi sgranati, in preda a una fortissima emozione.
«È ciò che penso?» domandò, dopo un tempo lunghissimo, con il to-no di chi ha fatto uno sforzo terribile per dominarsi.
«Non ho il piacere di sapere che cosa pensiate. Posso solo assicurarvi che, di qualunque cosa si tratti, è impossibile. Il libro è autentico: carta, rilegatura e tecnica d’incisione risalgono al XV secolo… E sono disposto a scommettere che, a un esame più accurato, la composizione dell’inchiostro rivelerebbe la stessa origine. Il latino è il tipico latino dell’epoca, almeno per quel che ho potuto leggere. Ma… il contenuto del libro non ha alcuna spiegazione razionale.»
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auto”>«Perché, Woods?»
«Perché si tratta di un manuale tecnico… Contiene una serie di istruzioni per fabbricare un uomo automatico!»
«Uomo automatico?» Debovio balzò dalla sedia. «Spiegatevi meglio. Cosa intendete con: “uomo automatico”? Un automa? Un meccanismo capace di compiere dei movimenti prestabiliti? Cosa, insomma?»
Woods tacque, fissando il suo stravagante amico come se lo vedesse per la prima volta. Conosceva il carattere bizzarro di Debovio e le sue esaltazioni improvvise per tutto ciò che aveva una parvenza sovrannaturale.
Per un istante venne afferrato dal dubbio se fosse giusto dirgli ciò che aveva appreso, o mentirgli. Il pensiero che lui potesse sfruttare le cono-scenze del libro per qualche esperimento blasfemo lo spaventava. Ma, alla fine, come sempre, cedette. Non era mai stato capace di resistere al carisma del suo vecchio compagno di università, alla sua granitica convinzione di essere sempre e comunque nel giusto.
«No, Debovio, non si tratta del solito saggio sugli automi. Questo libro pretende di insegnare come costruire un uomo artificiale, dotato di una qualche forma di pensiero autonomo! Follia allo stato puro.»
«Ah, proprio come pensavo!» esclamò Debovio.
«In nome di Dio! Non potete credere che quel volume contenga delle informazioni vere. Si tratta certamente dello scherzo di un abile falsario moderno, oppure dell’opera di un antico pazzo.»
«Non ne sono tanto sicuro» mormorò lui, portandosi una mano al mento. Aveva la barba mal rasata e le sue dita produssero un suono raspante.
«Ma ragionate! Il concetto di “macchina pensante”, nel senso in cui lo potremmo intendere noi, non avrebbe potuto esistere nel Quattrocento. Ed è un’idea audace perfino al giorno d’oggi. Non stiamo parlando di meccanismi in grado di risolvere calcoli, come la macchina analitica di Babbage, ma di uomini meccanici capaci di “pensare” e di agire in piena autonomia! Datemi retta, si tratta sicuramente di un falso.»
«Oh! Su questo sbagliate, Woods. Gli occultisti rinascimentali aveva-no teorizzato la possibilità di creare l’homunculus, un essere artificiale capace di mettersi al loro servizio. Certo, si trattava di una cosa ben di-versa e completamente a-scentifica. Ma questo…»
«Allora l’enigma è risolto: l’opera non è un falso. È frutto di una mente tarlata dal pregiudizio magico.»
«Eppure non abbiamo a che fare con il manoscritto di un ignoto genio del passato» obiettò Debovio. «Qui stiamo parlando di un libro a stampa. E ciò presuppone che il trattato fosse riprodotto in un certo numero di esemplari, magari destinati all’uso di una cerchia di filosofi naturali per i quali, questo genere di anacronismi, era una cosa molto comune.»
«Non credete di esagerare? Un libro bizzarro non basta per provare le enormità che avete appena espresso.»
«Avete perfettamente ragione. Bisognerebbe che la teoria fosse corroborata da prove sperimentali…»
Woods lo osservò in silenzio, del tutto incapace di comprendere che cosa stesse pensando. Poi cambiò discorso; deviò su una domanda che già da qualche minuto gli si agitava sulla punta della lingua.
«Com’è arrivato nelle vostre mani, questo libro?»
«Non ci credereste mai!»
«Temo che ci crederò.»
Debovio si raddrizzò all’improvviso, come se fosse stato frustato, e gli scoccò un’occhiata piena di risentimento.
«Se state insinuando che io l’abbia rubato o che mi sia spinto, per en-trarne in possesso, a commettere un delitto, Woods, mi fate torto. E mi causate un dispiacere. Lo so, per voi sono un essere amorale, quasi uno squilibrato, capace di tutto, pur di assecondare le proprie manie… Ma non mi macchierei mai le mani di sangue. Non per questo, almeno.» Indicò il libro, ancora aperto sul tavolo. «La verità è, come al solito, molto più semplice e banale. Due settimane fa ricevetti in donazione la biblioteca del mio caro amico, il vescovo Apple, a seguito della sua morte naturale. Assolutamente naturale. Apple me l’ha lasciata per testamento. Ignoro se fosse a conoscenza del contenuto del libro, ma mi sorprenderebbe il contrario. Era un uomo estremamente colto ma, come spesso succede agli eruditi, del tutto privo di fantasia. Con ogni proba-bilità avrà ritenuto che esso fosse una sciocchezza… Del resto è quel che pensate anche voi, non è vero?»
«Niente affatto. Io credo che questo libro sia autentico e credo alla buona fede di colui che lo ha scritto e fatto stampare. Pongo solo un dubbio sulla veridicità del suo contenuto.»
«Allora mi aiuterete a tradurlo?» chiese Debovio, speranzoso.
«Lo farò. Non è il libro in se stesso a preoccuparmi, anche se lo ritengo pericoloso. Siete voi a preoccuparmi. Non capisco cosa sperate di ottenere. Cercherete di costruire davvero l’uomo automatico? Perché si dovrebbe desiderare una cosa del genere? Cosa ci guadagnereste? E se anche il vantaggio esistesse, l’invenzione non è vostra; dunque non la potreste brevettare. E se credete che lascerei che ve ne attribuiste il merito, sbagliate. Questa situazione mi ricorda troppe leggende.»
«Non ho alcuna intenzione di attribuirmi il merito di alcunché, né di trarre un profitto personale da tutta la faccenda.
«Ma allora perché volete costruire quella macchina infernale? Non lo capisco.»
«Pensate di conoscermi così a fondo…» commentò Debovio, un po’ deluso. «Ma non capite che per me conta una sola cosa nella vita: il mistero! Una vita priva di mistero rappresenta il tedio assoluto. Se non avessi fede nel fatto che la cosiddetta realtà è molto più interessante di quel che il mondo si è abituato a immaginare, non mi resterebbe che il suicidio. Ma voi siete troppo borghese, Woods, per provare una cosa simile, troppo soddisfatto del vostro sentimentalismo preconfezionato. Invece per me ciò che voi chiamate pomposamente “vita” è una sorta di morte cosciente.»
Il suo fervore si appiccò, per qualche strana ragione, a una frangia remota dell’anima del signor Woods. Woods era molto meno borghese, in fondo, di quanto Debovio pretendesse e assai più incline al mistero di quanto lui stesso ammettesse. Alla fine trasse un sospiro.
«E va bene, lo tradurrò quel dannato libro. Ma dovrete prestarmelo…
«Il libro non uscirà da questa casa. Ho già preparato la stanza degli ospiti. Resterete qui fino al termine del vostro lavoro.»
«Che cosa? Non ci penso nemmeno! Non accetto di essere recluso, mentre è evidente che non ce n’è alcun bisogno.»
«Accetterete, invece. È della massima importanza che il nostro operato resti segreto.»
«Ma potrebbero volerci settimane!» sbottò il signor Woods, arrossendo. «Nel frattempo chi curerà i miei affari? Non posso permettermi di non lavorare e ho degli obblighi familiari.»
«Coraggio, scrivete un biglietto a vostra moglie.»
«Non credo che sarà disposta a comprendere. Inoltre avete troppa fiducia nelle mie capacità. Sono un discreto bibliofilo, è vero, e so riconoscere la differenza che passa tra un antico libro autentico e una fregatura; ma le mie nozioni di latino non sono poi così ampie. Al contrario, mia moglie è una latinista di valore. Proprio per questo contavo di portar via il libro e di lavorare insieme a lei alla traduzione…»
«Benissimo! Allora la metteremo a parte del nostro segreto. Tanto non mi sarei mai aspettato che taceste con lei: ne siete troppo innamorato. Inoltre, se conosco Jane, in primo luogo non crederà assolutamente alla possibilità che il libro sia serio; in secondo luogo, forse, sarà perfino più discreta di voi, amico mio.»
John lo guardò con odio, odiando anche di più se stesso, per averlo assecondato, e perché sapeva che avrebbe continuato ad assecondarlo, fino alla fine: la curiosità era diventata troppa, lo divorava già senza compassione, scavando come un tarlo nelle viscere della sua anima. Accondiscese a scrivere la lettera. Cercò di spiegare a Jane quale urgenza lo trattenesse, pregandola di non spaventarsi. Le disse di raggiungerlo al più presto: quando si sarebbero incontrati le avrebbe detto tutto. Dopodiché dichiarò di voler cominciare immediatamente la traduzione dell’opera misteriosa (cosa che rese Debovio soddisfattissimo). Venne condotto in uno studio, al terzo piano di quella dimora fastosa (per tre quarti ormai adibita a laboratorio), dove il suo ospite aveva provveduto a sistemare un letto, accanto a uno scrittoio, a un leggio, a parecchie risme di buona carta e a una serie di penne. Debovio sistemò il volume impossibile sul leggio e, con un sorriso, disse: «Cominciate pure quando preferite. Nel frattempo, buona notte».
Ma, nonostante l’augurio, quella, per John Woods, non fu affatto una “buona notte”. Il libraio era di umore cupo e sedette sul letto sen-za alcun piacere. Se avesse immaginato tutto questo non avrebbe mai risposto al suo amico, rischiando di rovinare la propria relazione con Jane. A maggior ragione perché, senza un valido motivo, avrebbe trascorso molto tempo lontano dalla famiglia. Maledisse la propria debolezza di carattere, il proprio eccesso di educazione e le sue stupide inclinazioni verso il mistero. Sapeva di non poter giustificare la propria condotta agli occhi di Jane e questo pensiero gli pugnalava il cuore con fitte di rimorso.
Inoltre era un uomo abitudinario: la sera, prima di coricarsi, aveva la consuetudine di sedere in poltrona con qualche volume d’argomento teologico, finché l’orologio della chiesa vicina non suonava la mezzanotte; ora alla quale il nostro libraio se ne andava a letto soddisfatto e con la coscienza tranquilla. Venendo meno quella circostanza, ora il suo corpo sentiva l’assenza dell’abitudine con dolorosa frustrazione.
COMPATTA