Attraverso il Syvyys e Ukudedeka
1907, ventidue anni dopo la Prima invasione marziana, narrata del libro di HG Wells. Una spedizione italiana (fortemente voluta da re Vittorio Emanuele III), guidata dall’etnologo Anton Pavolo Tausteklis, e alla quale partecipano il famoso avventuriero Giovanni Calasperio e i suoi fedeli compagni, deve raggiungere Marte, attraverso un tunnel-spaziale. Lo scopo ufficiale della missione è quello di raccogliere informazioni sui marziani e reperire materiale bellico. Ma una volta giunti sul pianeta rosso Calasperio avrà una serie di sorprese a dir poco sorprendenti. E sarà arduo portare a casa la pelle. Un romanzo di fantascienza avventurosa e dal sapore decisamente diesel-punk, che recupera l’innocenza e l’esotismo della letteratura “coloniale” del primo Novecento.
Quando giunsero alle prime abitazioni del villaggio, che si chiamava Tummansininen Torni, i viaggiatori rimasero sorpresi per due fatti. Il primo: dalle descrizioni del professor Tausteklis sulla mentalità sininen, si erano costruiti un’immagine del tutto sbagliata circa lo stato di progresso di quella strana popolazione; si erano aspettati di trovare capanne di rami intrecciati o tende fatte con pelli animali o, al massimo, casupole di sterco; invece il villaggio appariva un normalissimo abitato del nostro tempo, con edifici a uno, due, tre piani, mattoni, intonaci, architetture di epoche stratificate, carrozze, tram a cavalli e finanche automobili. Il secondo: la moda sininen era quanto di più osceno avessero mai visto. Le donne portavano abiti eleganti, dotati di gonne lunghe, dai ricami raffinati, e corpetti attillati e rigidi.
APPROFONDISCITuttavia tali abiti sembravano studiati per mettere in mostra, nudi e palpitanti, i seni floridi, dalla pelle azzurro-viola e dai capezzoli color prugna, e per offrire allo sguardo il ventre e le vergogne.
Non erano ragazzini e nemmeno dei moralisti, ma la vista di quelle grazie, così ostentate, fece affluire il sangue alle loro guance. Calasperio cominciò subito a capire perché Tausteklis avesse tanto insistito sul fatto che non avrebbe dovuto neppure sfiorare le femmine sininen: effettivamente esisteva la possibilità non remota che egli cedesse alla tentazione.
Si incamminarono lungo il corso principale, sul quale affacciavano case signorili e ben curate. Nessuno li importunò, anche se era evidente che il loro aspetto incuriosiva i passanti. Del resto anche gli abitanti del luogo suscitavano nei forestieri il più vivo interesse. Poterono costatare che l’epidermide dei sininen era effettivamente blu, con qualche sfumatura viola e argentea, mentre i loro capelli avevano il colore dello stagno lucidato. Nel complesso non differivano in nulla da tutti gli altri esseri umani del mondo, a parte quel singolare colore di pelle: vi erano alcuni soggetti attraenti e altri ripugnanti. Le donne erano, per lo più, carine. Predominavano i visi ovali o a cuore, i nasi piccoli, le labbra carnose e le ciglia lunghe. L’unico particolare spiacevole, nelle donne sininen, era che avevano i denti di una sfumatura grigia, talora del color di luna. Per il resto, apprezzarono molto le forme generose, i seni prorompenti, la deliziosa pelle d’oca che percorreva le porzioni di pelle esposta con orgoglio, quasi con sfrontatezza, ai rigori dell’inverno.
Calasperio disse a se stesso che avrebbe potuto sposare una di quelle donne fiere come amazzoni, mentre l’aria intasata dal profumo di caldarroste, dolci, benzina e sterco di cavallo galleggiava intorno a lui, facendolo sentire, allo stesso tempo, a casa ed estraneo; come se stesse sognando, e il rumore dei suoi stivali da viaggio sul lastricato fosse solo l’eco di cose desiderate e mai vissute. Ne avrebbe sposato una, se le circostanze lo avessero richiesto… O forse no, forse non era precisamente al matrimonio che pensava, guardandole.
COMPATTA