Wylo Helig non è umano, e nemmeno vuole fingere di esserlo. È un elfo. Anzi, un re delle fate in esilio nella Londra vittoriana, dove trascorre le proprie giornate facendo il consulente investigativo. È la stessa in cui si muove Sherlock Holmes, di cui egli è il negativo perfetto: laddove Holmes è il campione del positivismo, della scienza, della logica e della deduzione, Wylo rappresenta il caos, l’irrazionale, il magico e il sacro. Elegante, raffinato e spietato, amorale, libidinoso, crudele e di un’assoluta sconvenienza sociale. Quando un delitto inspiegabile scuote Londra, Wylo viene ingaggiato per risolvere misteri che sfidano ogni logica — umana. In questo volume vengono riunite le quattro indagini che compongono il ciclo dell’elfo detective: Un delitto al rosmarino, Il Mostro della mostra, Il Signore delle Fate e Ossa di morto e merletti. Si tratta di romanzi che uniscono il fascino del poliziesco vittoriano alle atmosfere del fantasy oscuro, la commedia sociale e il racconto filosofico, con un protagonista ironico, brillante e indimenticabile, nonché del tutto politicamente scorretto. Perfetto per chi ama: investigazioni sovrannaturali, dark fantasy, ambientazioni vittoriane, personaggi iconici e fuori dagli schemi. Inizia il caso. Segui l’elfo. Nulla è ciò che sembra.
Lady Henriette Latymer, duchessa di Bifrösthall, aprì la porta ma si bloccò e rimase immobile sulla soglia, simile a una statua del Canova o alla moglie di Lot di fronte alla distruzione di Sodoma e Gomorra, perché ciò che vide la riempì di sconcerto. L’appartamento del signor Wylo Helig era piuttosto strano, addirittura misterioso. Se avesse dovuto descriverlo, probabilmente, avrebbe fatto ricorso a paragoni poco pertinenti; forse avrebbe utilizzato (sia detto a suo disonore) l’aggettivo medievale. Eppure la stanza non somigliava per nulla a quelle dei castelli da lei osservati, nel corso di spensierate visite domenicali ai parenti di campagna, o nel corso delle vacanze in Provenza. Non c’erano praticamente arredi: nessun baule di legno intarsiato o inginocchiatoio o armadio o crocifisso, e neppure arazzi polverosi e sdruciti appesi alle pareti. Lâ€
APPROFONDISCI™intero appartamento era costituito da blocchi di pietra grigia, a tratti verdastra, molto disuguali fra loro e, per lo più, sconnessi. Anche il soffitto a cupola era di pietra. L’unica finestra appariva stretta e incassata, senza vetri, e lasciava piovere all’interno il fantasma di un pallido raggio di sole, che metteva in risalto la polvere vorticante. Più che l’appartamento di un gentiluomo, aveva l’aria di essere un tumulo risalente all’epoca dei Pitti, o la camera mortuaria di qualche re o regina del passato glorioso e selvaggio d’Inghilterra; ma questo, Lady Latymer, essendo molto ignorante riguardo la storia del proprio Paese, non poteva immaginarlo.
Un signore pallido e dai capelli argentati stava ammirando la propria immagine in uno specchio rozzo, graffiato; ma si trattava di uno specchio d’argento lustrissimo e non di uno specchio di vetro. Vestiva un abito antiquato, sebbene fosse addirittura impossibile determinare a quale epoca appartenesse. In linea generale, sembrava un vestito adatto a un uomo vissuto tra la fine del xviiiI e l’inizio del xix secolo. Possedeva un panciotto molto bizzarro, il cui disegno verde, marrone e dorato, mutava di continuo, forse seguendo i pensieri o l’umore di colui che lo indossava. Lady Latymer non aveva mai visto nulla di simile, e si sentì tremare, per la paura, fin nelle midolla.
Il signore pallido sembrava piuttosto soddisfatto del proprio aspetto, e ne aveva ben donde: era alto e bello, di quella bellezza diafana che attrae le fanciulle romantiche, affamate di poesia e palpiti morbosi del cuore, piuttosto che le signore con un po’ d’esperienza e interessi più prosaici ma, insomma, un uomo notevole, a modo suo, di corporatura asciutta e dai lineamenti affilati. Il senso di sgradevolezza era dato, in lui, semmai dall’espressione maliziosa, a tratti feroce, che rovinava la gradevolezza eburnea dei tratti, e da quell’irritante naso all’insù, che tendeva ad arricciarsi in maniera ironica e quasi animalesca.
«Sì, madame? Come posso aiutarvi?» disse l’uomo bizzarro, con voce flautata e penetrante, simile al vento che gema sulle cime dei pini alpestri, durante un temporale. Una voce molto strana, bisogna ammetterlo. Senza contare che il padrone di quella voce non si diede affatto la briga di volgere il capo ma, anzi, continuò a bearsi della propria immagine, ad aggiustare la cravatta e a sistemare la già più che perfetta chioma impomatata.
«Voi siete il signor Wylo Helig?» domandò la donna, con aria nervosa.
«Per servirvi» rispose Wylo Helig, accennando un inchino per nulla profondo e quasi sgarbato, verso lo specchio. «Avrete, ora, la compiacenza di dirmi cosa posso fare per voi?»
Lady Latymer non riusciva a scacciare dal proprio cuore l’impressione di essere finita in un incubo; tuttavia si fece forza.
«Il signor Allsaints mi ha indirizzato da voi» spiegò, farfugliando.
«Oh, sì! Il buon vecchio Gerry…»
«Per… per un caso delicato.»
«Intendete, forse, un caso di omicidio?» chiese Wylo Helig, con una punta di sufficienza.
«Be’, sì» ammise Lady Latymer, costernata, e aggrottando le sopracciglia in un modo che le era caratteristico. Non sembrava del tutto sicura che le maniere di questo gentiluomo fossero accettabili, ma lo stato stuporoso nel quale era caduta, la spinse a soprassedere. «Sì, certo, mi riferisco proprio a questo.»
«Bene» disse Wylo Helig, girandosi finalmente verso di lei e scoccandole un’occhiata assai poco opportuna: la signora era una giovane donna, di circa ventisei anni, molto carina, con un viso fresco e delle adorabili fossette; aveva i capelli biondi acconciati alla perfezione, celati da un cappello alla moda; e le forme generose del suo corpo non erano affatto dissimulate dal vestito vistoso. «Accomodatevi pure, ed esponetemi le vostre preoccupazioni.»
Lady Latymer si guardò attorno, nella stanza spoglia. Strano! Non aveva notato lo sgabello basso e claudicante che era proprio accanto a lei, e che sembrava apparso dal nulla. Senza tergiversare ulteriormente, si sedette. Era scomodo, e dondolava in modo orrendo, ma decise che non si sarebbe alzata, né lamentata. E che, soprattutto, non sarebbe caduta.
COMPATTA